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Il termine latino usato dagli scrittori antichi per indicare gli edifici privati costruiti fuori città era villa, una parola che ha un ampio spettro di significati: per i Romani erano villae sia le fattorie destinate alla sola produzione agricola, che chiamavano rusticae, sia le lussuose residenze pensate per il riposo, le cosiddette ville d’otium. Tra questi due estremi vi erano tipologie intermedie: le ville produttive attrezzate anche per il soggiorno temporaneo, ville di lusso comprendenti settori ideati per colture specializzate. Dal II secolo a.C. si edificarono ville prestigiose nelle città o nelle loro immediate vicinanze: queste ultime erano dette urbanae e spesso erano circondate da giardini. Le ville rusticae erano in genere fattorie adibite a scopi produttivi con personale schiavistico. La pianta delle ville d’otium si ispirava a modelli greci.

La sala da pranzo si chiama triclinium, camera con tre letti. I letti erano disposti a U attorno a una tavola centrale e ognuno poteva accogliere tre commensali. A Roma, gli uomini adulti mangiavano sdraiati, appoggiati sul gomito sinistro, l’uno accanto all’altro, con la testa rivolta verso la tavola. Le donne e i bambini – quando veniva loro permesso di assistere al pranzo - stavano seduti. Le stanze da pranzo erano, insieme all’atrio, gli ambienti più lussuosi: il banchetto infatti si svolgeva dove si accoglievano gli amici, luogo di una socialità aperta all’esterno tramite la condivisione dell’intimità. Talvolta esistevano due sale da pranzo, una più piccola nella parte posteriore della casa, in cui il pasto veniva consumato nell’intimità della famiglia, l’altra più sontuosa, nella parte anteriore, usata in occasione di ricevimenti.

Nelle dimore dei ricchi le stanze furono lussuosamente arredate solo dall’età ellenistica (323 a.C.-31 a.C.). Tendaggi, decorazioni parietali con stucchi e pitture, ornati lignei e pittorici per soffitti, pavimenti a mosaico, dipinti e sculture conferivano agli ambienti forti accenti cromatici. Nelle stanze c’erano armadi a muro, letti, tavoli di marmo, transenne o tramezzi scorrevoli.
La disposizione del mobilio seguiva schemi precisi: tavoli, fissi o mobili, al centro delle stanze, mobili e statue lungo le pareti. Il pezzo forte era il letto, per dormire, mangiare e lavorare.
Vari erano i tipi di sedie: il seggio del dominus (solium), il trono con spalliera arcuata (cathedra), proprio delle donne e sgabelli (scamna o subsellia). Negli armadi (armaria), tipicamente romani, di legno e intarsiati con avorio, ebano, oro, argento e persino tartaruga, si riponevano rotoli di libri, provviste e vasellame; gli abiti invece erano custoditi nei bauli.